ultimo sogno

Ed ecco l’ultimo sogno che ho fatto verso l’alba, dopo aver caricato ed azionato lavastoviglie, ed essermi quindi riaddormentato:
me lo ricordo perfettamente, mi trovavo (come accade molto spesso) in un luogo al buio in lontananza, fioche luci in una lontananza che ‘razionalmente’ non conosco, una via di sera tardi – e sto per entrare in un vecchio caseggiato – adesso che ci penso assomiglia un poco a quella casa un po’ fatiscente dove andavo sempre a pranzo e cena dall’anziana siracusana stanziata da tanti anni a Milano, amica del figlio del poeta di Modica – premio Nobel; insomma, eravamo nei paraggi di C.so Sempione, Mr. Quasi mi portò da lei, che affittava stanze a gay e travesti – magari stavano da lei per un mese o per un anno – come la Patty che era un uomo che fungeva da donna ecc. – Beh, il tempo stringe come un cappio al collo – mica posso scrivere romanzi non è più tempo…nel sogno mi trovo di fronte a un grande cancello di ferro, tutto un po’ screziato, delabré, mentre lo sto varcando (mi pare l’unico cancello rimasto aperto), siccome è quasi notte – presto lo chiuderanno e quindi dovrò restar là dentro: mi sembra una casa di c.a. 80 anni fa, dove forse vengono affittate le stanze. Da un corridoio esterno entro infatti in una di queste stanze, e mi trovo su una specie di letto spazioso un po’ rustico, di tanto tempo fa, tipo matrimoniale; non sono solo, c’è con me una giovane donna che mi parla a voce abbastanza bassa, mi sembra abbastanza ‘normale’ e sufficientemente carina; costei, non senza un certo mio stupore, sembra conoscermi, a un certo punto fa i gesti veloci di spogliarsi un po’, e quindi mi zompa sopra; zitto-zitto mi chiedo: “Saprà lei che età ho io, esattamente?” – Subito dopo mi rispondo (senza rimorsi di vanità):
“D’altronde sono ancora abbastanza fico, quindi l’età non conta!”
Il problema è che ce l’ho bello duro, grande più o meno come uno… di quei senegalesi che studiano a Perugia e fanno la gioia di diverse signore locali. Insomma, non riesco ad entrarle dentro, perché lei – che non è certo vergine, ha tuttavia un buchetto assai stretto (lo vedo proprio chiaramente); ci vorrebbe un po’ di calma e un po’ di tempo. Lei mi fa: “Spero che non entri nessuno in questa stanza…”
Sommessamente io: “No, noo!” Invece quasi subito, all’improvviso entra qualcuno – e anche questo sogno un po’ ansioso viene interrotto.

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