breve viaggio nell’eterno femminino

Mica tanto stranamente, sia per il mio modo di vivere alquanto bizzarro et ribelle, che per mia beltà mòstrica, ossia tanto estetica che intellettuale o intellettiva che dir si voglia, sono stato sempre abbastanza invidiato da molti mortali – così come da tanti invisibili ‘creature’ che per i più svariati motivi soffrono d’una certa gelosia – e cmq stanno “viaggiando” in mondi paralleli al nostro attuale.

Tra l’altro, ma questa è solo una parte del problema, un’anziana signora un po’ all’antica, mentre attraversavo Piazza del Duomo a Milano, sintetizzò una volta con una battuta, il mio destino di eterno ‘Bambino’ precario, che cammina quasi sempre (insicuro, incerto) come sulle uova – in questo mondo: “Bellezza sprecata, per un maschio!”

Pure, molte donne hanno cercato di aiutarmi, alla loro maniera, sia economicamente che apprezzando assai i miei rari attributi – pur molto anomalo “io”- del tutto estraneo ai contesti sociali in cui via via mi venivo a trovare, né mai avulso da un’istintuale forza culturale di matrice erotica (nella fattispecie di sedotto&seduttore) iscritta con una certa naturale eleganza nel mio codice genetico. [SM=g8489] Per bellezza in effetti intendo una bellezza un po’ mostruosa, altrimenti che bellezza è, senza un’anima davvero originale? Originata dal Caos primigenio e dal cosidetto pavone Mostruoso. Infatti il “peccato” in fondo, sta proprio lì dove si è formato in prismi vitali di luce – da una primordiale accozzaglia di colori pressoché amorfi, condensati da un’infinità di lingue anodìne (vischiose quanto invischianti); ma nell’origine già esisteva un pragma, una legge interiore di ribellione ‘individuale’ rispetto al Tutto o al Nulla, il “peccato” insomma creato da una Sua propria originalità artistica, sempre costando quello che costa (ovvero anche a costo della propria vita: vedi Van Gogh, Caravaggio, Rimbaud e insomma i migliori tra i cosiddetti maestri). Poi, come ha giustamente detto una volta Bono Vox di se stesso: non sono un santo ma un peccatore. – C’è ora invero una subdola tendenza blanda, imbalsamatrice, non solo a pretendere di annullare un po’ troppo l’io, sia pur multiforme o poliedrico, per rendere tutto oggettivo (come se non ce ne fosse già abbastanza, di appiattimento, sia fisico che psichico); inoltre oggi si parla molto di aspirare a rendere la persona “impersonale”. Sarà pur verosimile e saggio, ma francamente trovo più affascinante, almeno per il sottoscritto, per es. l’epoca di Baudelaire o di Verlaine – che poteva ‘impunemente’ coniare una sintesi quasi perfetta di sé e – soprattutto – del suo amico Rimbaud quale “poeta maledetto”.
Ora invece, nel Tempo degli assassini e dei ladroni dei vari clan in politica come nei business, purtroppo assai mitizzati anche sui canali-tv, tutto viene filtrato attraverso la mediazione degli zombi riciclati e riciclabili, infiniti replicanti tutt’altro che ribelli ovviamente, per forza di cose nei malfamati cicli d’eterno ritorno.

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